Accade che fra le carte dei nonni, ormai risalenti a più di un secolo fa, si materializzi un originale manifesto delle dimensioni 60 x 50 con una sessantina di piccoli ritratti. Chi sono costoro? Alcuni si riconoscono bene: Vittorio Emanuele III, Benito Mussolini e i generali Armando Diaz e Luigi Cadorna. Ma gli altri chi raffigurano? Sono gli iscritti all’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi, sottosezione di Taviano, cui erano associati anche i mutilati ed invalidi di Melissano, Racale e Alliste.

A livello nazionale, l’associazione fu istituita nel 1917 per fornire ai reduci un supporto sociale, sanitario e burocratico. Successivamente, nelle città più importanti, nacquero le sezioni dell’Associazione e nei centri più piccoli le sottosezioni: quella di Taviano fu una di queste.

Fra gli iscritti figura il caporale Pasquale Casciaro, nato a Melissano, poi trasferitosi a Taviano, Medaglia d’Argento al Valor Militare conferitagli con la seguente motivazione: «Sotto un violento bombardamento nemico, ferito gravemente al braccio sinistro da una granata che glielo asportava quasi completamente, con calma mirabile riordinava la propria squadra. Lenzuolo Bianco (Gorizia), 25 maggio 1916».

Ogni invalido e mutilato aveva una storia da raccontare e testimoniava con le sue cicatrici le conseguenze dell’inutile strage che causò solo in Italia più di 600.000 morti e circa 450.000 invalidi permanenti: storpi, nevropatici, ciechi, mutilati, sordi e muti.

In calce alle fotografie raffigurate sul manifesto sono indicati i nomi e i cognomi degli iscritti, elencati in calce al presente articolo. Così, molti nipoti riconosceranno i loro nonni e sicuramente ricorderanno di avere ascoltato qualche racconto legato alle vicende della guerra, come quello riportato di seguito e riguardante Marino Scozzi (Melissano, 1888-1955) che, gravemente ferito nel corso di una sanguinosa battaglia dalla scheggia di una granata, stramazzò a terra come morto.

Tale fu creduto dai barellieri che, alla fine del combattimento, passarono sul campo di battaglia e quindi la notizia del decesso fu comunicata ai carabinieri di Casarano e da questi alla famiglia. Ma, quando gli incaricati ritornarono sul campo di battaglia per il seppellimento dei cadaveri, si accorsero che Marino, anche se moribondo, era vivo e quindi lo ricoverarono immediatamente all’ospedale militare.

Però, dimenticarono di avvisare la moglie che, dopo alcuni mesi, chiese al parroco di celebrare una messa in suffragio dell’anima del marito. Ma, proprio quel giorno, Marino, pur segnato nel corpo, avendo perso un occhio, ritornò a Melissano e sapendo dai vicini di casa che i suoi parenti erano in chiesa, lì si presentò fra lo stupore dei presenti, la felicità della moglie e dei figli e la sagacia dell’arciprete che, immediatamente, trasformò la messa di suffragio in messa di ringraziamento per il ritorno a casa del redivivo Marino Scozzi.